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Atto riparativo

Anche se uniti dal Sangue di Cristo versato per la salvezza di tutti, sono tanti i cristiani che nel mondo sono divisi. Diverse sono le tesi sostenute, ma uno solo è il Cristo; tante sono le motivazioni presentate, ma unico e unificante è il Suo Amore.

Vogliamo riparare:
- tutte le volte che siamo stati chiusi al dialogo e all'ascolto dei nostri fratelli in Cristo Gesù;

- tutte le volte che abbiamo guardato con pregiudizio chi è diverso da noi o ha un'opinione diversa dalla nostra.

Impegno di vita:
In questa settimana dedicata all'unità dei cristiani, ci impegniamo a pregare con piena fiducia per tutti i nostri fratelli, chiedendo a Dio la capacità di essere, noi stessi in prima persona, strumento concreto di pace.

Preghiamo:
Padre, Tu che con la Passione del Tuo Figlio hai reso fratelli tutti gli uomini e attraverso le Sue Piaghe hai impresso nei nostri cuori la legge dell'Amore, fa' che i cristiani di tutto il mondo cooperino, con umiltà e mitezza, a risanare ogni lacerazione e discordia insorta lungo il cammino della Chiesa. Amen.

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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

Dietro alle istruzioni della Legge che il popolo di Dio deve essere ospitale con lo straniero che vive con loro, si trova il ricordo degli Israeliti di essere stati stranieri nella terra d’Egitto.

Il ricordare cristiano ha implicazioni etiche. Dio ha ricostituito la nostra dignità in Cristo, e ci ha resi cittadini del suo regno, non perché avessimo fatto qualcosa per meritarlo, ma per un suo libero dono di amore. Anche noi siamo chiamati a fare altrettanto, liberamente e motivati dall’amore. L’amore cristiano significa amare come il Padre, quindi riconoscere e dare dignità, e aiutare a portare guarigione nella famiglia umana ferita.

Preghiera

O Dio eterno,
Tu non appartieni ad alcuna cultura né ad alcuna terra, ma sei Signore di tutte,
tu ci chiami ad accogliere tra noi lo straniero.
Aiutaci con il tuo Spirito
a vivere come fratelli e sorelle,
accogliendo tutti nel tuo nome,
e vivendo nella giustizia del tuo regno.
Te lo chiediamo nel nome di Gesù. 
Amen.

(Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e la Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese)

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Atto riparativo - Rispondere all'odio con l'amore

Rispondere all'odio con l’amore

Di fronte ai tanti episodi di odio e violenza che ci giungono dai media possiamo sentirci impotenti e piccoli. La nascita di Gesù ci porta in un’altra direzione: il piccolo e nascosto non è insignificante ma è capace di cambiare il mondo. Alla violenza disumana Gesù ha risposto con amore ininterrotto e invariato: ha cambiato il mondo donandogli la speranza e la vita nuova.

Vogliamo riparare

  • La violenza che annienta la dignità dell’uomo;
  • La violenza che abbruttisce chi la compie;
  • La violenza che innesca nuove catene di odio.

 Preghiamo insieme ripetendo:Dio di amore, ascoltaci!

  • Perché ogni persona possa aprire gli occhi sulle occasioni per seminare il bene.
  • Perché l’ascolto della Parola di Dio ci renda generosi ed attenti ai bisogni di chi ci è prossimo.
  • Perché l’uso dei media odierni sia mezzo per conoscere e riparare le manifestazioni di odio che devastano il nostro mondo.

Impegno di vita                                                                                                                            

Questa settimana ci impegniamo, con la preghiera e con la vita a riparare l’odio che semina morte e violenza, perché possa essere rigenerato l’amore che fa scoprire e conoscere Dio.

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Festa dell'Epifania del Signore

Epifania significa "manifestazione" di qualcosa che era nascosto". Dio si è reso visibile per tutti i poponi nel suo Figlio incarnato, in Gesù di Nazareth. Il Figlio si è dapprima manifestato ai pastori, vicini al luogo della sua nascita, poveri, senza studi né prestigio, e che non contavano nella società. In seguito si è manifestato ai Magi, stranieri con una formazione ed un rango sociale che dava loro la possibilità di permettersi un lungo viaggio e di essere ricevuti nel palazzo di Erode. 
I pastori si impegnano con Gesù parlando, comunicando a tutti la buona notizia della sua nascita. I Magi si compromettono tacendo, ritornando a casa attraverso un altro cammino, poiché comprendono le cattive intenzioni di Erode.
la nostra sfida oggi è scoprire Gesù presente in ogni realtà, e cercare i modo di comprometterci con lui e con il dinamismo del Regno, che crea un mondo nuovo. A volte lo serviremo con la "profezia della parola"e del canto come i pastori, in altre occasioni con la "profezia del silenzio" come i Magi. Una e l'altra accompagnano la gestazione lenta e misteriosa del futuro del Regno di Dio.

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S. Carlo Houben

“Andate a chiamare P. Carlo!”

Passò benedicendo, risanando e perdonando. Sempre pronto ed affabile. Povero tra i poveri, fece della sua vita un dono ai sofferenti. Tutto di Dio, tutto del prossimo. I bisognosi nell'anima e nel corpo non lo lasciavano riposare neppure un istante. Profondamente affezionato alla famiglia e alla patria lavorò per lunghissimi anni lontano dall'una e dall'altra, trovando nei sofferenti i propri fratelli e nella terra di Irlanda la sua patria. Ogni giorno circa trecento persone accorrevano a lui attratte dalla fama delle sue virtù e spinte dalla consapevolezza di andare da un santo. E trovavano un cuore compassionevole e aperto, gentile e paziente, disponibile e tenero, immagine viva della misericordia di Dio. Medici ed infermieri di Dublino quando il caso era disperato si arrendevano incrociando le braccia, sospiravano guardando il cielo e concludevano: “Andate a chiamare padre Carlo”. E Carlo accorreva nelle case e negli ospedali con ogni tempo e ad ogni ora portando spesso il dono di una guarigione insperata e sempre un sorso di serenità.

Carlo nasce in Olanda, l’11 dicembre 1821. E’ il quarto di dieci figli. A ventiquattro anni è accolto dai Passionisti e il 10 dicembre 1846 professa i voti religiosi. Nel 1852 è inviato in Inghilterra. Dimora ad Aston Hall dove stringe amichevoli rapporti con gli immigrati irlandesi impiegati nel durissimo lavoro delle miniere. Carlo non sarà mai un grande predicatore, soprattutto per la difficoltà della lingua, ma si ritaglia una spazio non indifferente per un apostolato molto fruttuoso. Passa ore e ore al confessionale, assiste i moribondi, benedice i malati con la reliquia di san Paolo della Croce accompagnando la benedizione con commoventi preghiere da lui stesso composte. La gente accorre numerosa perché vede in lui un santo dotato da Dio del dono delle guarigioni; lo sente vicino per la sua bontà e lo spirito di accoglienza. E’ preghiera, sollecitudine, misericordia fatte persona. Veniva gente da tutte le parti dell’Irlanda, ed anche dall'Inghilterra, dalla Scozia e perfino dall'America. La sua fama arriva anche in Australia, Nuova Zelanda e Tasmania. Carlo è sempre pronto ad accoglierli con le braccia aperte sentendosi completamente partecipe di ogni dolore e di ogni dramma. Da lui vanno non sono solo i cattolici ma anche i protestanti. Sono molti i miracoli che avvengono. Nonostante le occupazioni passa lungo tempo in preghiera e in adorazione davanti al tabernacolo. I suoi ultimi anni sono segnati da una grande sofferenza per la cancrena ad una gamba. Dimentica il suo dolore per essere vicino a chi soffre. Il superiore scrive: “E’ francamente meraviglioso come questo povero padre possa salire e scendere una scala di cinquantanove gradini, un centinaio di volte al giorno per benedire le persone che vengono in massa a ricevere la sua benedizione… Muore all'alba del 5 gennaio 1893. Solennissimi i funerali con gente venuta da tutta l’Irlanda. Si legge su un giornale del tempo: “Mai prima di oggi a memoria d’uomo si è verificata una esplosione di sentimento religioso e di venerazione profonda come quella che si è potuta osservare intorno alle spoglie di padre Carlo”.

Fonte: www.sangabriele.org

Papa Giovanni Paolo II l’ha elevato agli onori degli altari come "beato" il 16 ottobre 1988, mentre Benedetto XVI l'ha infine dichiarato "santo" il 3 giugno 2007. La festa religiosa è al 5 gennaio.

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Atto riparativo

E la strage degli innocenti continua…

«Lasciamoci interpellare dal Bambino nella mangiatoia, ma lasciamoci interpellare anche dai bambini che, oggi, non sono adagiati in una culla e accarezzati dall’affetto di una madre e di un padre, ma giacciono nelle squallide “mangiatoie di dignità”». (Papa Francesco, Natale 2016).

 

Vogliamo riparare:

  • La sofferenza di bambini, vittime delle guerre e delle migrazioni forzate; della prostituzione, della pedofilia e dello sfruttamento; di società violente, manipolatrici e abortiste, egoiste, consumistiche e schiaviste.  
  • La nostra incapacità di comprendere e condividere le miserie di bambini che vivono situazioni di grave disagio e difficoltà e vengono spesso considerati uno scarto o un peso per la comunità a tal punto da eliminarli.

Impegno di vita:

Divenire più consapevoli che servire l’infanzia non è una moda transitoria, ma un’opera permanente che offre sempre e dovunque concreti segni di amicizia e solidarietà per i bisogni dei bambini.

Preghiamo:

Imploriamo pietà e misericordia, o Signore, su tutte quelle persone che favoriscono la violenza e la morte, negando così la VITA. Sii vicino, o Signore, a coloro che possono fare qualcosa per fermare questa terribile violenza.

Donaci generosità, sapienza e forza per servire l’infanzia nella Chiesa e nella società. Non permettere che ci distraiamo e cediamo all'indifferenza, ma con passione e generosità offriamo tempo e risorse alla tua opera d’amore per i piccoli e i deboli.

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di San Paolo della Croce

Curia Generalizia
Via Don Carlo Gnocchi, 75
00166 ROMA

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