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Sr Carmelina Tarantino

Ricorre oggi il 28esimo anniversario della morte di Sr Carmelina Tarantino, una delle nostre Sorelle di cui è in corso il processo di beatificazione. Riportiamo qui alcuni tratti della sua vita, caratterizzata da una profonda partecipazione alla Passione del Signore.

La vita di questa giovane immigrata napoletana poteva essere vissuta come una tragedia. Partita con altri fratelli e sorelle per il Canada in cerca di una vita migliore vede crollare i suoi sogni a causa di una malattia che per lunghi anni le devasta il corpo ma non lo spirito. Anche se confinata in un ospedale di Toronto riesce a coronare il suo sogno: essere religiosa. Dal suo letto di dolore, diventato la sua cattedra, visse la missione di portare gioia e serenità a tante persone smarrite e sfiduciate.

La storia di Sr Carmelina Tarantino, figlia di Saverio Tarantino e Annunziata Fiore, è quella di una giovane emigrante veramente singolare. La si vede ritratta sul letto: la sua cattedra, con i capelli sciolti sulle spalle, il Crocifisso tra le mani e l’abito da passionista. Figlia di una numerosa famiglia di Liveri di Nola, vicino Napoli, emigrata in Canada nel 1964. Una nostra contemporanea che ha conosciuto le fatiche del distacco dalla patria e l’insicurezza del futuro.

I Tarantino: una di quelle famiglie che non ci sono più: 11 figli, tante bocche da sfamare e poco lavoro. Verso gli anni 50 – 60, alla vigilia del boom economico italiano alcuni fratelli decidono di emigrare. La meta è il Canada. Carmelina li vede partire ad uno ad uno e finalmente nel 1961 tocca anche a lei. E’ una bella ragazza, di senso pratico, allegra, scherzosa, matura e indipendente. Le fatiche della vita l’hanno irrobustita. Ha fame di preghiera e di valori spirituali. Dio è per lei una presenza viva e il suo mistero un’attrazione più forte delle altre. Ama i poveri.
E’ una bella ragazza e molti giovani la corteggiano ma Carmelina non si sente attirata dal matrimonio. Attende il segno di Dio. Questo arriva: essa emigra in Canada dove stanno lavorando altri fratelli e sorelle. 
Nel 1960 aveva incominciato ad accusare dolori e un persistente mal di testa, malesseri vari, tra i quali l’impossibilità di dormire la notte. I familiari sono allarmati. Carmelina è molto amata e si preoccupano per lei. Comincia allora un lungo pellegrinare da un medico all’altro e i pareri sono contraddittori. Nessuno riesce a diagnosticare il suo male. I fratelli allora decidono di condurla con loro in Canada per cambiare aria e cercare la causa del suo malessere. Un viaggio senza ritorno. 
Carmelina arriva in Canada, la terra dei trecentomila laghi, il 4 luglio 1964. Dopo lunghe ed estenuanti ricerche finalmente la sentenza: cancro. Le viene amputata una gamba. Mentre il fisico si consuma lei nutre ed esprime il desiderio di essere religiosa
Ma, chi accetta una malata? Tutti la sconsigliano anche perché l’amputazione ha risolto un problema ma ne ha aperto altri. In Italia i suoi genitori moriranno senza conoscere la tragedia della figlia il cui luogo abituale è ormai l’ospedale.
Ma da questo ospedale Carmelina incomincia ad attrarre tante persone colpite dalla sua fede, dalla sua gioia di vivere, dal suo amore per Gesù. 
E Gesù Crocifisso che la sta plasmando a sua immagine le fa un dono: essere religiosa. Per vie che solo la Provvidenza dispone le fa conoscere e incontrare le Suore Passioniste di S. Paolo della Croce che l’accolgono tra loro il 26 novembre 1977. 
Essa svolge la sua missione dal letto che diventa una cattedra di vita per tanti: giovani sbandati, famiglie disgregate, bambini, amici. Una persona capace di mettere in moto migliaia di persone come testimonia la fondazione di Società Unita in Toronto e la fondazione di Teopoli. 
Muore il 21 marzo 1992. 
Il suo motto: O Gesù, il soffrire è stata la mia gioia, il dono che mi ha fatto incontrare te, l’amore più grande della mia vita. Tutte le sofferenze che tu mi chiedi io sono pronta a prenderle per tuo amore.

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Atto riparativo

L’atto riparativo di questa settimana può sembrare un bollettino medico, ma il nostro impegno di cristiani ci chiama ad incarnare il Vangelo e l’amore al prossimo nell’oggi della storia, così come Gesù si è fatto prossimo a tutti coloro che gli chiedevano aiuto.

In questi giorni di pandemia, causa di sofferenza, angoscia e morte per tanta gente, restare a casa non è uno slogan ma un comportamento socialmente responsabile per tutelare la nostra salute e quella degli altri, e per aiutare chi è in prima linea, medici e personale sanitario, per contrastare il contagio del Covid-19. La circolazione del virus è influenzata infatti dai nostri comportamenti, per cui anche come cristiani e Passioniste/i ci impegniamo responsabilmente a:

  • evitare ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico; per questo momento di pandemia rinunciamo agli abbracci e alle strette di mano; questo è particolarmente raccomandato alle persone anziane, affette da patologie croniche e immunodepresse;
  • evitare comportamenti di panico e rimanere a casa se si hanno sintomi da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5° C), evitando al massimo i contatti sociali.

In questa circostanza, vogliamo riparare:
- la mancanza di responsabilità di chi non prende precauzioni per limitare la diffusione della malattia;
- la mancanza di rispetto delle regole stabilite per fermare la trasmissione dell’infezione;
- il cinismo e la mancanza di sensibilità, fortemente contrari allo spirito evangelico, quando si usano espressioni che minimizzano la gravità e non tutelano i più fragili, per esempio, che il virus attacca le persone anziane e deboli.

Con la preghiera ci affidiamo a Maria:
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche di noi
che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta.
Amen!

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205 anni di FONDAZIONE (17 marzo 2020)

“Dio è misericordia infinita” e noi siamo frutto della Passione di Gesù e del dolore di Maria. (M. Maddalena Frescobaldi)

Nel piccolo Ritiro in Via San Gallo a Firenze, nel silenzio della preghiera e del raccoglimento di quel venerdì di Passione di 205 anni fa, quattro giovani donne rigenerate a vita nuova dalla Passione di Gesù e accolte con amore evangelico dalla fondatrice M. Maddalena Frescobaldi, davano vita alle Suore Passioniste di San Paolo della Croce.

L’esperienza della misericordia ricevuta e donata, attinta alla sorgente della memoria della Passione di Gesù e del dolore di Maria dopo una vita ai margini a causa della povertà morale e materiale, ha reso Sr Gertrude, Sr M. Cleofe, Sr Veronica e Sr Crocifissa pietre di fondazione di una comunità che ha messo radici nelle periferie geografiche ed esistenziali dei cinque Continenti. A loro ed a tutte le generazioni di Sorelle che hanno costruito questa storia di grazia e di misericordia, va la nostra eterna gratitudine.

Dopo 205 anni, noi Suore Passioniste di ieri e di oggi, chiamate con Maria sul Calvario di Cristo e del mondo, assumiamo con particolare amore ed umiltà la nostra chiamata a riconoscere, amare e servire il volto dolente di Cristo nel volto dolente dei nostri fratelli e sorelle. In modo particolare ci sentiamo unite oggi ad intercedere misericordia e donare consolazione in questo particolare momento in cui l’umanità è ferita a causa del Covid19, il virus che sta seminando malattia, solitudine, sofferenza e morte, ma che sta anche suscitando solidarietà e donazione al limite dell’eroismo.

Alle Sorelle di tutta la Congregazione, ai laici e alle laiche delle nostre CLP, ai destinatari della nostra missione in ogni angolo della terra, a tutti gli amici della Congregazione il ricordo, l’augurio e la preghiera.

La Passione di Gesù e il dolore di Maria siano sempre nel nostro cuore!

Fede, Passione di Gesù e avanti!

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